about

>English

Il mondo non è più davanti a lui per rappresentazione: è piuttosto il pittore che nasce dalle cose come per concentrazione e venuta a sè del visibile e il quadro, infine, può rapportarsi a una qualsiasi cosa empirica solo a condizione di essere innanzitutto “auto figurativo”.. può essere spettacolo di qualche cosa solo essendo “spettacolo di niente”,perforando la “pelle delle cose” per mostrare come le cose si fanno cose, e il mondo mondo.

(M. Merleau Ponty)

LIVES AND WORKS IN MILAN Nato a firenze nel 1978 trascorre dal 2006 lunghi periodi tra Londra e Berlino per approfondire i linguaggi dell’arte contemporanea.I suoi lavori sono rivolti alle tematiche del segno e dello spazio;come ha avuto modo di scrivere il noto critico d’arte Egruhgs Sntyeggh “nelle opere di Massimo Quadrelli il segno finisce per reclamare una sua interiorità proprio perchè sin dall’inizio si compone e si organizza con se stesso.L’artista diventa spettatore di questo evento,genesi del senso,iniziazione alla “connessione laterale del segno col segno come fondamento di un rapporto finale col senso”.


LOGIQUE DE LA PÉNSÉE PRÉALPHABÉTIQUE
“The presence of the sign”

“Logique de la pensée préalphabétique” ovvero il versante di ricerca sapienziale delle radici prime, in odore parimenti d’antropologia e di magia, di filosofia e d’alchimia. Non il gioco iconografico, non l’illustrazione onirica lo affascina, ma quello che nelle parole diPicasso è “il sole nel ventre”, l’intuizione oscura e prelogica della vita, del generarsi e delperdersi della forma, della capacità del segno di fuggire a se stesso verso un riverbero radiante di sensi.
L’artista affronta “la presenza del segno”, la fa crescere e formarsi come realtà in se stessa. Non gli importa riconoscerle, men che meno imprimerle, un destino, un lògos comune: il senso del processo è di eccitarla a darsi, a farsi generazione, nel flusso mobile e mai padroneggiabile che le è proprio.
In queste tangenze evidenti risiede un atteggiamento che non si riconosce in alcun dover essere della pittura, men che meno dell’idea corrente di linguaggio, e di stile.
Dunque, il quadro non rappresenta delle cose, ma è presenza: non racconta la realtà,perché, in se stesso, realtà.
“La carta-tela/spazio risuona come una membrana, un fluire di sensazioni, immagini,segni senza padrone tanto immediati e indiretti da trapassare in verità di vissuto; uninerpicarsi del pensiero, un convergere, un sovrapporsi di spezzoni di ‘memoria’, uno sfilacciarsi e un riannodarsi di niente, ‘carne’ di tempo e di spazio“. 

Egruhgs Sntyeggh(critico d’arte)


 

L’orizzonte espressivo di Massimo Quadrelli si definisce più nella sfera del pensiero che non in quella della pura espressività,alla ricerca del senso del nostro essere radicati qui,nel mondo,in questa specie di enigma ininterpretabile che è il mondo. Massimo segue con passione l’intimo generarsi del segno a cui non attribuisce particolari significati;lo interessa la sua genesi,il suo espandersi nello spazio del quadro,il suo libero estrinsicarsi come concretizzazione formale delle più profonde pulsioni che guidano il cervello e la mano nel loro continuo,dialettico rapporto. L’artista vive con pienezza e originalità il suo tempo e le sue opere sembrano trovare il loro fondamento estetico nella sensazione,piuttosto che in un complesso sistema di significati.E si avvale di una modalità creativa che rovescia i tradizionali modi di produzione dell’immagine. La tela diviene un piano di proiezioni di segni e superfici progettate ed elaborate su un supporto esterno,impronte trasferite non secondo un processo di riproducibilità tecnica,ma con il solo intervento manuale. La mano non è protesi del cervello,ma protagonista dell’atto creativo con la stessa dignità e il medesimo peso. Il quadro diviene così un organismo pulsante in cui si muovono liberamente macchie,segni,superfici sulle quali l’artista interviene ulteriormente,modificando anche l’assetto originario della matrice:un processo preso in prestito dall’incisione o dalla fotografia,ma che non si avvale di alcun espediente chimico o meccanico né,tanto meno,informatico. L’incisività espressiva del padre e del nonno,rimasta legata alla figuratività,si trasforma in ardite astrazioni,movimenti di mano e pensiero-concepiti nella loro incalzante unitarietà-a sostegno dei moti dell’animo,della coscienza/inconscio.Ma,si badi bene,le sue opere – che a mio avviso raggiungono i migliori risultati quando si orientano verso le infinite variazioni della monocromia – niente hanno a che vedere con la pura gestualità,poiché alla loro origine e durante tutto l’iter creativo hanno un ponderoso lavoro di pensiero e di riflessione che rivela la passione,la dedizione e la cretività di un ricercatore colto e sensibile.”

Ilario Luperini(Storico dell’arte)